Lo sguardo critico – Giulio Paolini e l’arte povera

giulio-paolini-luciano-romano                                              link immagine su Artribune.it

 

“L’opera preesiste all’intervento dell’artista, che è il primo a poterla contemplare”.

 

Giulio Paolini (Genova, 5 novembre 1940) è un artista, pittore e scultore italiano, la cui produzione si inscrive in un ambito di ricerca di matrice concettuale. Dopo l’infanzia trascorsa a Bergamo, nel 1952 si trasferisce con la famiglia a Torino. Frequenta l’Istituto Tecnico Industriale Statale per le Arti Grafiche e Fotografiche, diplomandosi nel 1959 nella sezione di Grafica. Fin da giovane si interessa all’arte, prima frequentando musei e gallerie e consultando periodici d’arte, poi, verso la fine degli anni cinquanta, sperimentando le prime prove pittoriche. La scoperta della grafica di impronta moderna durante gli studi e la presenza in casa di riviste d’architettura – il fratello maggiore, Cesare (1937-1983), è architetto – contribuiscono a orientarlo ad una linea di ricerca tesa verso l’azzeramento dell’immagine. Nel 1960 realizza la sua opera d’esordio, Disegno geometrico, costituita dalla squadratura a inchiostro della superficie di una tela dipinta a tempera bianca. Questo gesto preliminare di qualsiasi rappresentazione rimarrà il punto di “eterno ritorno” dell’universo di pensiero paoliniano: momento topico e istante originario che rivela l’artista a se stesso, rappresenta il fondamento concettuale di tutto il suo lavoro futuro.

Nel 1965 Paolini introduce la fotografia, che gli consente di estendere la propria indagine alla relazione tra autore e opera (Delfo, 1965; 1421965, 1965). Nello stesso anno, grazie a Carla Lonzi, conosce Luciano Pistoi, titolare della Galleria Notizie a Torino, che lo avvicina a una nuova cerchia di amici e collezionisti e diventa il suo principale mercante fino all’inizio degli anni settanta.

Paolini dichiara ripetutamente la sua intima appartenenza alla storia dell’arte e si identifica in modo programmatico con l’io collettivo degli artisti che lo hanno preceduto. Gli anni settanta coincidono con i primi riconoscimenti ufficiali: dalle mostre all’estero che lo inscrivono nel circuito delle gallerie d’avanguardia internazionali, alle prime esposizioni nei musei. Nel 1970 partecipa alla Biennale di Venezia con l’opera Elegia (1969), in cui utilizza per la prima volta un calco in gesso di un soggetto antico: si tratta di un calco dell’occhio del David di Michelangelo con un frammento di specchio applicato sulla pupilla. Tra le tematiche di rilievo in questo decennio figura lo sguardo retrospettivo sul proprio lavoro: dalla citazione letterale di dipinti illustri giunge all’autocitazione, proponendo una storicizzazione in prospettiva delle sue opere. Il compimento dell’opera è peraltro costantemente differito, lasciando lo spettatore in un’attesa perenne: la stessa che l’artista sperimenta sempre da capo al suo tavolo di lavoro, nell’attesa che l’opera si manifesti.

Negli anni duemila acquista particolare rilievo – tanto nelle opere quanto negli scritti – un altro tema particolarmente caro a Paolini: l’identità dell’autore, la sua condizione di spettatore, il suo mancato contatto con l’opera, che sempre lo precede e lo supera.

La poetica e la pratica artistica di Paolini si connotano, nel suo complesso, come una meditazione autoriflessiva sulla dimensione dell’arte, sulla sua “classicità” senza tempo e sulla sua prospettiva senza punto di fuga. Attraverso la fotografia, il collage, il calco in gesso e il disegno l’intento è sempre di nuovo quello di indagare, con grande rigore concettuale, la natura tautologica e nello stesso tempo “metafisica” della pratica artistica.

un’esperienza personale: Ho scelto le opere dell’ artista Giulio Paolini perché vedendole ho provato un’ attrazione mentale che mi ha portato alla ricerca di un immediato legame armonico con gli oggetti esposti.                                                                                                                 Interrogandomi sull’ immediato interesse che mi ha provocato la sua arte, sono arrivato a delineare le imprese dell’artista come un perfetto equilibrio tra l’apollineo e il dionisiaco che si incontra nella “nascità della tragedia”. Infatti in ogni opera del Paolini troviamo una parte razionale, armonica e plastica che viene travolta e modellata da un’altra parte, che è invece irrazionale, caotica e scomposta.

mi piace molto quest’ utilizzo di razionalità e punti di rottura, quest’ uso di colori bianchi e grigi con interventi di rosso o nero a spezzare. Semplicità complessa. Sono sicuro che se l’artista avesse avuto Twitter, sarebbe stato un accanito Follower del maestro dell’architettura Le corbusier.

(Bibliografia sulla vita da http://www.wikipedia.com)

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