Le nuove-soggettività e gli eredi dell’ interior design.

Augmented-reality“La scena è questa. Invito a cena a casa di amici. La coppia si è appena trasferita nel nuovo piccolo loft. Gusto minimal, poche cose ma giuste e poi: disposizione delle stanze funzionale, molta luce, nonostante gli spazi non proprio enormi. E alla domanda: ma chi è l’architetto che vi ha seguiti, la sorpresa. Architetto? Dai, non scherziamo.”

Nonostante il pensiero critico e autopersonale dei professionisti nei confronti dell’attuale situazione riguardante il momento storico che sta passando il nostro mondo, nulla può essere cambiato. Sono i periodi storici che influenzano i soggetti. Saranno pertanto i singoli, seppur attori di una convivenza tra periodo storico e tendenze collettive, che dovranno plasmare le proprie  intenzioni e gesti a quelle che sono le richieste dei tempi. Ho scelto con entusiasmo e rammarico, di iniziare l’articolo  citando la “pseudopubblicità” di un famoso magazine italiano (di cui non farò il nome per suo rispetto), che in un’ articolo dell’ultimo mese pone protagonisti i futuri eredi dell’ interior design. Quel che più mi turba è l’atteggiamento speso per trattare un argomento cosi delicato, alimentando inoltre l’ interresse malsano dei non addetti ai lavori; Perché quest’ultimo quando parla di eredi, non cita giovani promesse o già affermati professionisti in voga, ma il più moderno plug-in di una nuova applicazione.

Prima di dire la mia, ho letto altri articoli e inquadrato questa fatidica App; mi sento di consigliare cosi un’ articolo a parer mio molto interessante della rivista “ON/OFF magazine” che parla del design “iper-soggettivo” (l’ articolo: https://onnoffmagazine.com/2014/02/10/design-iper-soggettivo-il-caso-freitag/ ,la lezione: http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Didattica/Cad/2018/LEZ/2/Index.htm ) L’autore dell’articolo, probabilmente il Antonino Saggio, mette in secondo piano la palese crisi d’identità che questo ambiente sta affrontando, andando a cercare quelli che sono i sintomi e le patologie del settore, che ne stanno provocando un chiaro decentramento dei poli “d’ interesse”. Mi ha interessato infatti l’ attidutine analitica, non del problema ma del suoi motivi, dove con atteggiamento medico affronta i temi di “nuove soggettività”, e di “monnezza/moneta” dove il pubblico, ha sempre più l’interesse di avere oggetti su misura o che gli stessi abbiano un’identità mirata e che li differenzi in più elementi possibile da altri.

Tra gli esempi più chiari affrontati:

“La Ford T era stata la prima macchina prodotta in serie in milioni di esemplari assolutamente identica e pensata per la famiglia tipo della nuova urbanizzazione americana. Henry Ford diceva addirittura, tanto per essere chiari: “Può essere di qualunque colore purché sia nera”.”

Model T assembly at Trafford park (UK)Ford T, photo by Motorcitymusclecars

Indi: standard, oggettività, ripetizione seriale, identica (e mille altre cose su cui non mi dilungo). E invece la Smart? La Smart è un prodotto della nuova soggettività. L’utente può scegliere tra una miriade di componenti tanto da compiere una grande personalizzazione: può progettarsela on line e anzi si può sostenere che quella macchina specifica neanche esista sino a che il processo di scelta non viene attivato! La macchina viene prodotta via le informazioni che viaggiano elettronicamente dal computer in cui opera l’utente al robot che la crea materialmente.”

Si sa, le esigenze quando si tratta della propria casa sono alte, anzi altissime, soprattutto quando si ha a che fare con quelle poche coppie che stanno avendo la possibilità di arredare una casa a proprio piacimento. Perchè infondo il tempo cambia, e se anni fa ci si accontenta di una casa funzionale e vivibile più a lungo possibile, oggi nell’ “epoca dell’apparire” tutto ciò non basta. Una casa deve rispecchiare perfettamente il nostro gusto, riuscendo ad incastrare necessità, vivibilità, design e ottimizzazione degli spazi.

Siamo in un momento storico dove l’Architettura italiana, seppur abbia feedback spesso negativi, vanta veterani del pensiero moderno e collaborazioni d’ elite, giovani professionisti che spesso intervengono su grandi commissioni internazionali, ed una dottrina del “conservare” di cui facciamo ancora da padroni. Tuttavia, faccio difficoltà a paragonare questi tempi a quelli della seconda metà del secolo scorso, e ho ben chiara la metamorfosi che il mercato dell’ immobiliare sta subendo, sia per le possibilità economiche sia private e pubbliche, che per questioni di influenze sociali .

Oggi sempre più marchi di design propongono soluzioni alternative per un arredamento “fai da te” più preciso e efficace, come se fosse stato consigliato da un professionista. Tra questi IKEA, che attraverso un’applicazione in realtà aumentata, che permette agli utenti di sperimentare soluzioni di design per trasformare i propri spazi,  ri-arredare la propria casa e poter condividere il risultato con gli amici, la famiglia, o con chiunque si ha voglia. Sta cambiando tutto, se prima la qualità intrinseca ad un’oggetto era difficilmente raggiungibile senza possedere ingenti quantità economiche, oggi possiamo avere lo sgabello di Alvar Aalto in poche ore sotto la nostra scrivania, spendendo davvero poco.

33548d6e0a3bf122e36955309e5d2d6f-1Nonostante ciò,  l’ architetto rimane figura importante e necessaria, ma molto spesso un lusso che non tutti possono permettersi di avere a fianco. Gli studi di interior, sono sempre meno, cosi come i falegnami ed i fabbri.

L’ architettura di interni è la vera protagonista della crisi di questo settore; gli appalti integrati nei grandi interventi ed i rari “interni d’autore” lo dimostrano. Possiamo dire ancora che Milano è ancora la capitale del design? Ho grandi dubbi sul futuro di questa professione, probabilmente le attività della nostra categoria continueranno a mutare, fino a definirsi tra dei limiti ben più stretti dell’immaginabile. Dovremmo essere noi futuri professionisti a dover gestire con cura dei rapporti tra professionista, committenza e la consulenza online di un apparecchio che colma apparentemente la confusa idea di un futuro utente. Perché marcare il dito nella piaga, c’è sicuramente il mondo delle connessioni.

Diverse app propongono prodotti e componenti d’arredo in 3D, perfettamente in scala, in modo che ogni scelta rispecchi misure, design e funzioni reali. Grazie alla nuova tecnologia ARKit ad esempio, un’ applicazione messa a disposizione da Apple, scaricabile con il nuovo sistema IOS, si può arredare e modificare un’ appartamento prima di arrivare all’acquisto. Questa, è una tappa importante nella trasformazione digitale che modificherà il modo in cui le utenze acquisteranno i mobili in futuro. Cosa rimane al progettista? Dove è finita l’identità del luogo? il senso dei nostri progetti? come possiamo far capire alla massa che questa è la strada sbagliata?!

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Noto con dispiacere che la vera crisi è quella dell’identità dell’utente. Le persone sanno quel che vogliono grazie ad una App, ma  non sanno minimamente quale luogo andrebbe bene alla propria vita e alle proprie abitudini. Le case sono sempre più simili per categoria. Questa infinita ricerca di un’ ambiente “ipersoggettivo” e la facile reperibilità degli arredi, non ha fatto altro che creare chiare coalizioni stilistiche da svendere alle utenze. Dando cosi la possibilità a chiunque non voglia ricercare dettagliatamente i caratteri dei suoi futuri luoghi di vita comune, di immedesimarsi nel convivente del suo immaginario collettivo, vivendo la vita di qualcun’altro, nella casa di qualcun’altro.

sempre più, giovani architetti vanno sono costretti per ambizione a dover andare in altri paesi, che a differenza dell’italia, le danno la possibilità di avere la carriera che sognano di avere.

Tu che vuoi fare? come vuoi vivere i tuoi spazi?

 

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