PERIFERIE DI CITTA’ E DI VITA

La periferia è esperienza, contatto con la materia e opaco, cito qui delle righe scritte da Paolo Coretti, a nome del suo affetto per la periferia:

“Mi piace la periferia per la sua architettura, più libera di esprimersi di tantissime altre, perché i padroni del piano hanno fissato per lei gabbie meno feroci e maggiori gradi di libertà. Perché è sempre possibile correggere le cose fatte, sostituirle a mano a mano che invecchiano e che diventano stonate, raddensarle e diradarle, magari aggiornandole, cambiandone i caratteri, gli stili espressivi, le forme e i colori. Perché le costruzioni, tutte diverse e tra loro giustapposte in un ingenuo disordine, costituiscono una sorta di nuovo e speciale concetto di armonia e di equilibrio. Ma anche perché, in periferia,convivono tutti i gangli dell’organismo città: la città per vivere e per lavorare. La città della salute ma anche quella del culto dei morti, la città delle attività sportive e quella dello studio. Mi piace la periferia quando viene raccontata. Mi piace quando Sironi la rappresenta immobile e quasi monumentale e nello stesso tempo plastica, dinamica e misteriosamente compressa. Quando Pasolini ne descrive la parte proletaria e muscolare, dando onore e dignità alla sua polvere e al suo sudore. Mi piace quella triste, grigia e ripetitiva di Dino Buzzati che la pone a far da scena alla storia di un irripetibile amore o quella, coloratissima e forzatamente felice di Haring, di Basquiat e dei loro amici con lo spray protestatario e facile. Mi piace la periferia, perché sono nato a quattro passi da piazzale Cella e quando, nei miei giochi di bande, abitavo le case e i cortili di quella terra, mi piaceva accorgermi della città che si trasformava. Di giorno in giorno vedevo cambiare il paesaggio. Vedevo costruire case ed asfaltare strade. Vedevo arrivare famiglie con bambini straniti. Vedevo aprire negozi e piantare alberi. Accendere insegne e riempire parcheggi. Ho scritto queste righe qualche anno fa e dopo quel tempo è piovuto molto. La periferia è forse più povera ma come me, che di periferia sono fatto , oggi ha le scarpe piene d’acqua, il cappotto sdrucito ma ancora le tasche piene di stelle.”

Per me, intervenire in periferia, significa porre un seme in un orto maltenuto, dove ognuno ha fatto della sua pianta quel che voleva, e dove manca voglia e attrezzi da lavoro; ma quella terra ha una fertilità diversa dalle altre, perchè è stata nutrita da una diversa luce e acqua. Il mio progetto quindi mira ad intervenire in quell’orto, perchè è li che c’è fertilità. Nelle periferie sono nate culture che ancora sono dure a morire, c’è solidarietà ed abbandono, perchè è li che forse soprattutto i giovani, sono lontani da una convivenza sociale più di molti altri ambienti.

Il cinema romano della prima metà del 900′, descrive perfettamente quei luoghi e quella società, che spostatasi dal cuore di  Roma si trova a vivere una vita nuova; “Mamma Roma”, “Ladri di biciclette” e “L’accattone” di Pierpaolo Pasolini, sono alcuni capolavori tra i tanti…

 

 

(cit. prima parte testo, Paolo Coretti)

sitografia: http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it

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